Marisela Federici

“Provo un profondo imbarazzo a  parlare di feste, cene e balli in un momento così oscuro, mentre si chiede agli italiani di fare ancora sacrifici. L'Italia è piegata da una crisi economica impressionante, e certe tristissime  e disperate  reazioni mi lasciano  una profonda inquietudine. Ma reagire bisogna, e non credo di dare prova di superficialità se penso che è meglio una festa  al mese di uno psicoanalista alla settimana. Una festa è vita, diffonde energia,una festa dà lavoro a molta gente, se è allegra, se riesce bene, aumenta le endorfine, ci aiuta a vedere la realtà con un po’ di ottimismo in più. E’ un’illusione? Certo, ma è bello se per un momento ci riempiamo di illusioni per andare avanti. Poi bisogna anche affrontare le cose serie, e mi piacerebbe dedicare alla politica l’ultimo tratto della mia vita, ma senza moralismi, senza rinunciare ad essere me stessa, con i miei tailleur, i gioielli, le canzoni della mia terra lontana. Credo di possedere la fantasia e la disciplina necessarie. In fondo l’ho già fatto con l’associazione che protegge l’Appia Antica, regina viarum, sono convinta che la politica qui in Italia debba finalmente far fiorire  la bellezza, il patrimonio storico, che sono stati mortificati. La Roma di oggi è triste, provinciale, poco motivata, priva di curiosità culturali. Voterò senza alcun dubbio per il sindaco Gianni Alemanno: è giusto che abbia ancora cinque anni a disposizione, ha fatto tesoro degli errori che governare questa città porta quasi inevitabilmente a commettere, aggiungo che ha al fianco una moglie di grande livello, forse più intelligente di lui. Non condivido nulla del programma del suo avversario e favorito, Ignazio Marino. Detto doverosamente questo, bisogna scrollarsi dall’inerzia, dalla critica senza costrutto, e mettersi a lavorare per la Città Eterna e per il Paese. Le elites devono sentire la chiamata della responsabilità,  il senso dell’urgenza, o la decadenza sarà inevitabile. Sa che ci sto pensando sul serio? Non sarei un senatore adeguato”?

 

Per Marisela Federici, nobildonna venezuelana trapiantata a Roma, gli aggettivi si sprecano e si usurano, lei per prima quasi senza civetteria dichiara che non ne può più di sentirsi definire affascinante, elegantissima, un’icona di stile, una bellezza senza tempo. Ma quel tratto che come un’aura la accompagna, in realtà lo difende e lo coccola, perché è frutto di disciplina, austerità, autocontrollo. Mai la sorprenderai con le mani agitate sugli altri, le gambe non perfettamente accavallate, la testa non svettante fieramente in cima al collo lungo, il sorriso increspato, l’espressione accigliata. Non si fa, semplicemente, e si portano tutta la vita i capelli raccolti nella stessa pettinatura, ispirata, come ama raccontare, da lady Windsor, e il ginocchio coperto, il decollete col tacco misurato, le calze velate anche d’estate, il trucco leggero e sempiterno. Stile e misura con un po’ di follia, e quella la puoi manifestare in tanti modi differenti, non a caso le grandi amiche ed ispiratrici di dona Federici sono tre donne non belle però fatali e imprescindibili nel secolo appena finito: la duchessa di Windsor, appunto, Diana Vreeland, Susanna Agnelli, e la prima di tutte, sua madre, della quale ancora conserva e indossa qualche fantastico Christian Dior insieme all’obbligo di apparire perfetta. Se è rimasta fedele a sé stessa, fiera della sua eleganza in un’Italia pasticciona e ideologica, lo deve all’impronta latino americana, alla cultura sublime nella quale cupezza e gaiezza possono coesistere. Ma di Roma  è diventata figlia devota e parla con amore anche di brutture e decadenza. Con Marisela Federici si può conversare di qualunque cosa, i fiori su una tovaglia e il senso del tempo che passa, senza che disagio alcuno di materializzi, ed è così che almeno per me è andata questa intervista, con la sorpresa imprevista di un progetto nuovo e ambizioso, la politica.

 

 

 

Le colazione e le feste nella villa La Furibonda nella quale vive con suo marito Paolo sono famose perché accolgono personaggi internazionali importanti, finanza, statisti, jet set mescolati magistralmente. Sono certo che niente è lasciato al caso, anche se così deve sembrare agli ospiti. Quali sono le caratteristiche che una eccellente padrona di casa deve avere e quali i suoi compiti? Mi dica almeno tre cose che non possono mancare ad un ricevimento e quelle da evitare assolutamente, sveli qualcosa che non manca mai ad una sua festa

 

Servono per ricevere le stesse virtù che servono nella vita: fantasia e disciplina. Le caratteristiche di una buona padrona di casa sono la pazienza, la tolleranza ma soprattutto l'amore per la sua casa che diventerà il suo  migliore biglietto da visita

Il suo  compito principale è far sentire gli ospiti a  loro agio e tenere tutto sotto controllo senza farlo vedere. Non possono mancare la leggerezza  intelligente, il buon umore,i  fiori. E mai mai può mancare la musica; per me è vero alimento dello  spirito che  contagia tutti di gioia di vivere. Ho delle idiosincrasie, lo ammetto: non tollero l'aglio e la cipolla, e non sopporto le persone che diventano insopportabili con il primo bicchiere di vino. Ma lo dissimulo, l'ospite si sa è sacro.

 

Come è cambiato il modo di ricevere negli ultimi anni?

 

La buona educazione non ha tempo ,certamente oggi i rapporti sono meno formali, ed è più facile improvvisare, una cosa che a me piace molto se la casa è sempre pronta per ricevere gli amici . Gli inviti più simpatici sono quelli fatti all'ultimo momento, l’organizzazione e il rigore necessari per la riuscita sono gli stesse di un ricevimento preparato per mesi.

 

 

Quanto conta il denaro nell'essere una “grande” padrona di casa? Lo si può essere anche senza disporre di grandi mezzi economici?

 

Sicuramente si può  essere una meravigliosa padrona di casa senza spendere una fortuna. E’ soprattutto una questione di buon senso e di buona  educazione, e richiede un po’ di fatica nell’organizzazione..Il denaro può facilitare molte cose ma si rischia di cadere nella esagerazione e nel  cattivo gusto del "nuovo ricco ", e per me il lusso senza cultura è un abuso. E’ come vestirsi di costose e ostentate griffes senza essere capaci di guardarsi allo specchio e scegliere quel che è meglio per sé.

 

 

 

 

 

 

 

Chi è il suo cuoco preferito? Che ne pensa degli “chef-star” di oggi?

 

Dopo il grande  Careme,  maestro  di tutti i cuochi ,oggi il mio preferito è il cuoco di casa ,il birmano Maung. E’ bravissimo  soprattutto perché  è semplice, non pasticcia, e ha un grande rispetto per la natura e per quello che cucina. I divi in cucina per un periodo sono stati interessanti ,adesso sono diventati una moda un po’ invasiva, con  grande competizione di cuochi, programmi e ricette. Non mi piace più:il troppo in cucina è indigesto sempre.

 

 Veniamo alla fatidica domanda. Quando lei entra in una stanza, tutti si voltano come stregati. Certo, la natura le è stata di sostegno, ma quanto studio, cultura, disciplina e dedizione servono per diventare e per restare un esempio di stile?

 

La donna più elegante che conosco, la Emira Mozah del Qatar, porta la moda con ironia, rispettando la sua religione. Guai a dimenticare che nel mostrarsi c’è sempre un rischio di equilibrio tra la vanità e la volgarità.  A me non interessa la moda e non mi interessano le tendenze, credo veramente che la moda passa, lo stile no , come diceva Coco Chanel. L'importante e saperlo scoprire  guardandosi con sincerità  allo specchio finché i vestiti i gioielli e  la persona si mimetizzano diventando una sola cosa piena d'armonia ma anche di sforzo continuo. Io mi pettino e mi trucco allo stesso modo se sono in casa o esco, ho imparato a vivere come se i muri avessero sempre degli specchi. Tutto il resto viene da se . Ma mi lasci dire che se mi è piaciuto e mi piace essere ammirata, di più mi interessa essere amata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’ è stata una maestra, o almeno la miglior padrona di casa che ha incontrato nella sua vita?

 

La miglior padrona di casa,la  prima, è stata mia madre. Mi ha insegnato che per sapere dare delle disposizioni al personale di casa bisogna sapere quello che  si chiede e dare per prima l'esempio  

E’ stata molto importante una vicina di casa a Roma. Conosceva come pochi alcuni segreti del buon ricevere che mi ha tramandato. Organizzava delle indimenticabili feste per i bambini, i miei figli erano i suoi figliocci, e lei si divertiva a sorprenderli.  In ogni festa la ricordo e faccio alcune cose che le piacevano, come se dovesse arrivare dall' aldilà ,non si sa mai...

 

 

Cosa le piace che i suoi ospiti raccontino o semplicemente ricordino di una serata alla Furibonda?

 

Vorrei che i miei ospiti si ricordassero del profumo che si respira alla  Furibonda, del vino, del cibo che viene sempre dalla cucina,del mio amato maestro alla chitarra,e della mia voce quando canto al mio Sudamerica lontano.

 

 

PRANN' PRONN'

blog di cucina e buone maniere